Langhe Nas-cëtta del Comune di Novello

Langhe Nascetta LeStrette
Pasinot Le Strette

La «Langhe Nas-cëtta del comune di Novello», affascinante vino bianco DOC semiaromatico, è un omaggio al piccolo comune langarolo, sua patria storica. Si ottiene vinificando in purezza le uve prodotte sul territorio di Novello, dal vitigno autoctono Nascetta, un’uva antica di cui fino a qualche anno fa quasi non si aveva più traccia, se non in qualche pianta rimasta qua e là sulle colline novellesi: piccolissimi vigneti vecchi o alcuni ceppi sparsi tra i filari dei nobili e blasonati vitigni rossi.

L’incontro tra la Nascetta (o Nas-cëtta, come si usa dire a Novello) e i fratelli Daniele avvenne alla fine degli anni ottanta, quando Savio ne sentì parlare sui banchi della Scuola Enologica di Alba e, qualche tempo dopo, ebbe modo di assaggiare una piccola produzione di vino Nas-cëtta presso un viticoltore novellese, parente della moglie. Bisognava assolutamente crederci e rischiare! E proprio questo avvenne a Le Strette. Fu così che Mauro e Savio, nel rispetto della loro filosofia di territorio, decisero di investire cuore, passione ed esperienza in un fortunato esperimento iniziato nel 1997 – anno di fondazione dell’azienda – e culminato due anni dopo con la commercializzazione delle prime 800 bottiglie di “Nas-cëtta-Vino da tavola bianco”: un vino “clandestino”, non essendo ancora il vitigno ufficialmente catalogato e iscritto al “Registro Nazionale delle Varietà di vite”.

Da quel momento l’attenzione produttiva non si allontana più dalla Nas-cëtta, e si consolida così, per Le Strette, la produzione di questo bianco storico, vivendo in prima persona tutte le trasformazioni burocratiche legate alla riscoperta del vitigno e alla designazione dei vini. La Nascetta viene iscritta sul Registro Nazionale nel 2001 ed il “Vino da Tavola”, può così diventare “Langhe DOC”.

Nel 2010, dopo un percorso durato quasi un ventennio che ha visto Le Strette tra i suoi protagonisti, il comune di Novello viene riconosciuto come «sottozona» storica per la coltivazione di questa nobile uva. Con la “Langhe Nas-cëtta del comune di Novello”, finalmente questo vino bianco unico può entrare a pieno titolo tra i grandi vini di Langa.

La sfida continua nel 2014, quando inizia il progetto «PASINOT®», finalizzato a valorizzare l’omonima collina novellese su cui storicamente si coltiva Nascetta; da qui parte la produzione di «Nas-cëtta del Comune di Novello PASINOT®».

Il progetto PASINOT

I capisaldi del progetto:

  • Studiare e portare in bottiglia, con un’etichetta dedicata, i caratteri peculiari delle uve e del vino Nas-cëtta provenienti da questa collina, identificandone il cru storico.
  • Preservare e moltiplicare la biodiversità dei vecchi ceppi di Nas-cëtta di Novello: è stato realizzato un “vigneto collezione” composto di circa 750 ceppi ottenuti dalla selezione e moltiplicazione di 29 piante vecchie sane individuate in tre diversi vigneti novellesi (tra cui quello più antico, impiantato qui ai Pasinotti nel 1948).
  • Dare spazio al Nebbiolo, per una futura produzione di Nebbiolo d’Alba a firma Le Strette.

Nas-cëtta: qualche mistero anche nell’origine del nome

Le origini di questo nome ed il suo significato non sono, ad oggi, ancora certe.

Un’ ipotesi storica è quella avanzata in una nota del produttore monfortese Giovanni Gagna nel 1873, in cui si suggeriva la presunta sinonimia col Nasco sardo, da cui potrebbe essere derivato il nome «Nascetta»; sembra, però, che si tratti solo di una convinzione errata di questo autore, in quanto Nascetta e Nasco sono vitigni ben distinti. Talvolta, nei documenti successivi, forse nel tentativo di rendere in lingua italiana il nome dialettale, l’articolo pare fondersi con il nome: «A Nas-cëtta» (come si dice a novello), cioè «La Nascetta», diventa così «Anascetta».

Almeno questa è la motivazione proposta da Mannini e Macaluso nel 1993, e più tardi dal Prof. Armando Gambera. Con questa forma, l’uva viene citata, nell’Ottocento, anche da altri autori, quali il Conte Giuseppe Di Rovasenda nel «Saggio di un’ampelografia universale» del 1877 e Lorenzo Fantini, geometra monfortese, nella «Monografia sulla Viticoltura ed Enologia nella Provincia di Cuneo» del 1879 (dove l’autore cita l’uva come «Nascetta» ed il vino come «Anascetta») e nella «Monografia Agraria sul Circondario di Alba» del 1883 a cura della Commissione ampelografica provinciale.

Nas-cëtta: un po’ di storia

«Nascetta», «Nascette», «Anascetta» non sono le uniche varianti con cui si nomina il vitigno. Nell’ «Elenco e qualità dei vitigni coltivati nella Provincia di Cuneo» del 1879, sempre il Conte Di Rovasenda riporta anche la dizione «Danascette» che si avvicina al nome di un vitigno citato per la zona di Fossano nella pubblicazione «Il Contadino Istruito – Almanacco Agronomico» del 1787: un non meglio identificato «Darnasce» di cui l’autore, il Conte Giuseppe Nuvolone, afferma solo che «dà il primo vino».

Non possiamo sapere se si tratti qui già della Nascetta, e resta il fatto che il nome della nostra varietà, sicuramente coltivata già in tempi antecedenti agli anni settanta del 1800, rimane di origine incerta.

La grafia «Nas-cëtta», infine, ritornata in uso in questi ultimi decenni, ed utilizzabile soltanto per la designazione dei vini prodotti nella sottozona storica del Comune di Novello, rappresenta un ritorno al dialetto novellese, in cui il vitigno viene menzionato con la «ë» muta, staccando la «s» dalla «c».

Quando si ha a che fare con la Nas-cëtta non c’è nulla di semplice… ma quante soddisfazioni!

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